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Chi lo sa se questi luoghi avranno memoria di me. Se le statue, le facciate delle chiese, si ricorderanno il mio nome. Voglio camminare un’ultima volta per queste strade che mi hanno accolto tanti anni fa quando tutti mi chiamavano “la toscana”. Voglio vedere le pietre gialle, tutta quella luce che ti toglie il respiro. Se le strade conserveranno il rumore dei miei passi. La mia città, la città di Lecce, la devo salutare prima di partire. Ai miei nipoti Antonio, Elena e Tommaso lascio tutto quello che ho ma le terre quelle voglio che sia Antonio ad averle. Devi tornare qui Antonio, perché è qui che appartieni, avrai la terra, la forza che vive quando noi moriamo. Tu Luciana avrai tutto quello che ti serve ma devi farti un po’ di coraggio, i ladri non devono passare per forza dalla finestra. Quella è pure casa tua. Voi, Vincenzo e Stefania, non c’è niente che potete fare per non amare Antonio. La terra non può volere male all’albero. Tommaso, scrivi di noi, la nostra storia, la nostra terra, la nostra famiglia, quello che abbiamo fatto di buono e soprattutto quello che abbiamo sbagliato, quello che non siamo riusciti a fare perché eravamo troppo piccoli per la vita che è così grande. La mina vagante se ne è andata. Così mi chiamavate pensando che non vi sentissi. Ma le mine vaganti servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare i piani.

(Da “Mine Vaganti”, di Ferzan Ozpetek, 2010)

Ho sempre avuto il terrore di prendere una multa. Ebbene oggi ho provato il brivido di riceverne una e (dopo essermi enormemente umiliato) essere riuscito a non farmela verbalizzare (si spera).

Tralasciando questo tragico inizio di giornata, posso dire che tutto il resto è andato benissimo: giornata intensa passata a passeggiare alla fiera e poi nel bar di una cara ragazza che conosco da poco ma che è simpaticissima; il tutto in compagnia delle carissime persone che ormai mi circondano da un po’ (peccato per alcuni che non sono potuti venire, sarebbe stato sicuramente ancora meglio con loro).

E’ veramente bello avere vicino persone così simpatiche, affettuose, comprensive, sincere, disponibili, generose e… potrei continuare all’infinito.

Vorrei davvero passare tutti i giorni così (a parte la multa…vabbè) e fregarmene di tutte le cose che mi causano ansia e preoccupazione.

E a proposito di ciò, tornando a casa si ritrova sempre la solita tiritera, ma ora sto adottando la filosofia del “se non uccide, fortifica”; dunque finchè sono ancora vivo significa che riesco a sopportare.

Poi l’altra mia filosofia del “tenersi impegnato il più possibile” funziona davvero bene: lavoretti qua e là, tanta cucina, uscite con gli amici e molto altro; e la negatività riesce a farsi da parte per un po’.

A proposito di cucina, ieri ho fatto dei dolcetti di cui sono veramente soddisfatto, proprio a prova di pasticceria.

E con questa delizia ringrazio tutti per la bella giornata e per la coinvolgente e piacevolissima chiacchierata.

Che possano essere molte altre giornate così e meglio di così.

Inizia l’ultima settimana di “vacanze” prima della tirata finale di Maggio, prima della superscalata finale, prima del più grande esaurimento nervoso dell’anno.

Come ogni anno, infatti, il periodo che va dalla fine di Aprile ai primi di Giugno è sempre un fortissimo stress fisico e mentale.

E professori che ripetono ogni giorno che ci dobbiamo dare una smossa e fissano scritti e spiegano e fissano orali e ripetono le stesse cose, non facendo altro che mettere pressione e ansia a chi non sa controllarsi.

Io (stranamente) quest’anno non ho ancora sentito quell’ansia superpressante che mi fa praticamente barricare in casa a studiare come un pazzo.

Sarà un bene o un male? Chi lo sa; lo vedremo nelle prossime puntate.

Sarà che ormai sono talmente stanco che non ho nemmeno voglia di preoccuparmi di queste cose; adesso prendo tutto come va, in maniera quasi passiva, lasciando che questo mese voli come è volato tutti gli anni. Sarà un flash, un fulmine; come la rimozione di un dente cariato: lunghi periodi di dolore terminati in un brevissimo momento di dolore lancinante che sparisce nel giro di pochi minuti (per i più fortunati).

Che dire, vorrei fare altro, vorrei fare di più in alcune cose, ma non c’è la voglia. E io so (ormai mi conosco bene) che se mi manca la voglia sono perduto.

Perciò pensando a dei “rimedi” per farmi tornare la buona volontà (che sto già mettendo in atto), vi auguro una buona serata ;)

A volte, capita di cambiare; capita di pensare diversamente, di comportarsi in maniera differente. Capita di reagire in maniera diversa alle situazioni; ci si rende conto di tante cose che magari prima ci sfuggivano e per questo determinate situazioni che magari in passato ci avrebbero ucciso per il dolore, ora ci colpiscono, riceviamo il colpo, percepiamo il dolore, lo facciamo nostro e poi, freddi come il ghiaccio, lasciamo semplicemente che tutto scivoli via, velocemente.

Succede spesso che ci accorgiamo che alcune persone si allontano, alcune arrivano e decidono di rimanere, alcune se ne sono andate senza nemmeno dire nulla e altre ci sono sempre state e sempre ci saranno.

Ma tutto questo accade continuamente, se non ci fermiamo un po’ a rifletterci è tutto automatico; è tutto indifferente allo scorrere della nostra vita.

Perchè la nostra vita continua e continuerà sempre, comunque vadano le cose con chi ci sta intorno.

Se…

Se ogni urlo si trasformasse in sorriso,

Se ogni grido tramutasse in carezza,

Se ogni lacrima non pesasse sul mio viso,

Se ogni insulto si trasformasse in dolcezza,

 

Se ogni giorno fosse meno faticoso,

Se ogni ora fosse meno frustrante;

Non sarei poi così noioso,

Non sarei poi così irritante,

 

Mandando spesso messaggi d’aiuto,

E pensando a cose orribili ogni minuto.

Puoi negare qualunque evidenza, evitare qualunque situazione, scacciare qualunque pensiero; ma non puoi sfuggire ai sogni: puntualmente, ogni notte, ti ricorderanno che ci sono cose che non puoi evitare, verità a cui non puoi sfuggire.

” Secondo la teoria psicoanalitica di Freud, il sogno sarebbe la realizzazione allucinatoria durante il sonno di un desiderio inappagato durante la vita diurna.” (Wikipedia)

Questo “desiderio inappagato” può essere qualunque cosa: da un abbraccio negato a un amore ritenuto impossibile e perciò non ammesso neppure a sé stessi; dalla mancanza di qualcuno che non c’è più all’irrefrenabile voglia e bisogno di scappare da una situazione insostenibile.

La nostra mente a volte sa essere veramente stronza. E il fatto più spiacevole è che ha ragione; ci sbatte in faccia tutto ciò che da svegli cerchiamo di negare, di negarci; tutte cose da cui, una volta addormentati, nessuno ci può salvare.

Dai sogni non si scappa, mai.

Tutti dicono: “Prima o poi si arriva il fondo e dopo si può soltanto risalire”.

Ma dov’è questo beneamato “fondo”?

Io non lo trovo mai; scendo, scendo, scendo ma non mi fermo mai.

E’ come un pozzo? No, anche quello finisce.

E’ come il barattolo delle caramelle? No, anche quello (ahimè) ce l’ha eccome un fondo.

Secondo me è come un alcolista, che beve all’infinito anche se sta per schiattare a terra. Ecco, mi devo ubriacare fino a cadere letteralmente per terra per poi provare a rialzarmi. Ma se succede davvero come a un alcolista, mi sa che finchè non elimino il problema alla radice non smetterò mai di cadere.

Continuerò a scendere, a scendere e ancora a scendere finchè le gambe mi terranno in piedi; poi quando anch’esse cederanno, non oso pensare a come scenderò e se mi rialzerò.

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